Fatti e storie
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Anche quest'anno i-Italy ha partecipato alla commemo-razione delle vittime della Shoah al Consolato italiano raccogliendo testimonianze e osservazioni. Il resoconto.
Il 27 gennaio di ogni anno, al Consolato Italiano a New York, la Giornata Internazionale della Memoria viene celebrata con una commemorazione molto intensa.
Le porte dell’edificio si aprono sulla trafficatissima Park Avenue, una fila di microfoni viene predisposta sul marciapiede e centinaia di persone si alternano al leggio per onorare il ricordo delle vittime italiane dell’Olocausto uccise ad Auschwitz. I nomi dei caduti vengono letti ad alta voce, dal primo all’ultimo. Un appello dell’infamia che dura oltre sei ore.
Stella Levi, sopravvissuta alla prigionia nel campo di sterminio per antonomasia, ritiene fondamentale che ogni anno si legga ogni nome presente sulla lunga lista degli innocenti uccisi dalla follia nazista, molti dei quali suonano proprio come il suo: “Senza un nome non esisti”, dichiara ad i-Italy.
Stella aveva 19 anni quando fu deportata ad Auschwitz, un’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nella sua esistenza, così come sul suo braccio tatuato. Stella racconta però che a quel tempo lei aveva già subito un insulto ancora più grave. Successe quattro anni prima della deportazione, quando fu obbligata a smettere di frequentare le lezioni nel suo liceo in Italia: “E stata l’offesa più orribile che abbia mai ricevuto”, afferma, e per questo si rallegra della presenza degli studenti della Scuola d’Italia Guglielmo Marconi alla cerimonia, che ogni anno partecipano alla lettura dei nomi. In questo modo, lei è certa, la sua testimonianza non si perderà nel tempo.
Il Console Generale d’Italia a New York, Natalia Quintavalle, sottolinea l’importanza della natura di questa commemorazione come impegno comune di tutte le istituzioni italiane sul territorio. Il ruolo propulsore del Sistema Italia è testimoniato proprio dal luogo scelto per ospitare la cerimonia, di fronte al Consolato.
Riccardo Viale, Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, ritiene che la stessa New York sia il luogo ideale dove tenere una simile commemorazione, dato che “al di fuori di Israele, New York è la città in cui la cultura e la tradizione ebraica sono sentite in maniera più forte. È importante onorare il ruolo del popolo ebraico nel mondo e ricordare le vittime della Shoah proprio da qui”.
Le istituzioni newyorkesi ne sono anch’esse consapevoli, e la loro presenza all’evento ne è testimonianza. “Bisogna congratularsi con il Consolato italiano per l’organizzazione di questo evento tutti gli anni”, afferma Vincent J. Gentile, rappresentante del New York City Council alla cerimonia. “Noi usiamo sempre la frase ‘Never forget’ riguardo agli eventi dell’Undici Settembre. La stessa frase va usata riguardo alle vittime dell’Olocausto. Commemorazioni come questa sono importantissime, restituire alle vittime i propri nomi è estremamente significativo”.
Quest’anno, per la prima volta, la lettura dei nomi ha beneficiato di un contrappunto musicale. “Avere dei musicisti che accompagnino la lettura aggiunge qualcosa di molto profondo alla celebrazione”, dice Alessandro Cassin, Vicedirettore del Centro Primo Levi, “ognuno di loro partecipa con grande generosità e grande sensibilità”.
Tra gli artisti, Lawrence “Butch” Morris crede che “La musica è la forza curatrice dell’universo”, e afferma che gli artisti hanno una precisa responsabilità nel supportare eventi come questo: “Specialmente questo evento. È una situazione estremamente spirituale e positiva nella quale essere coinvolti, e con la quale fare musica. Non facciamo musica ‘per’ l’evento, ma con esso”.
Mauro Pagani dice ad i-Italy che da quando è entrato al Consolato ha un nodo alla gola che non lo abbandona. “Non riesco nemmeno a pensare che ogni nome che noi ascoltiamo ha dietro la storia di una vita così tragicamente spezzata. Questo mi atterrisce. Mentre suonavo ho cercato di non pensare e di attenermi alla logica della musica, altrimenti non sarei nemmeno riuscito ad esibirmi”.
Il New York City Fire Department è rappresentato da Chief Nigro, un italo-americano che è stato testimone di un’altra terribile tragedia dei nostri giorni, l’attacco terroristico alle Torri Gemelle che sconvolse il mondo e la città di New York poco più di dieci anni fa. Parlando della Seconda Guerra Mondiale, Nigro pensa che “forse qui in America non abbiamo realizzato cosa stesse succedendo in Italia come le persone che ci vivevano all’epoca. Non è un periodo di cui andiamo fieri, ma non ci sottraiamo dalla sua memoria: ricordiamo, e non succederà più”. Quando gli chiediamo se sia riuscito ad individuare una qualche connessione tra l’Olocausto e 9/11, Nigro dice: “Una connessione la vedo, ed è una connessione che non capisco. È il profondo odio che la gente nutre verso coloro che sono diversi da lei, un odio che può estendersi fino al punto di giustificare il massacro di persone innocenti”.
“La memoria dell’Olocausto è una lezione universale che rafforza l’importanza della tolleranza e del dialogo interreligioso come pilastro fondamentale della convivenza civile”, afferma Natalia Quintavalle, che si rallegra di come l’evento, dalla sua prima edizione nel 2008, sia diventato sempre più sentito e partecipato, specialmente tra gli americani e i rappresentanti diplomatici internazionali.
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| Stella Levi |
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| La lettura dei nomi |
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| Mauro Pagani durante l'esibizione |
Molti infatti sono i consoli presenti alla commemorazione, dall’angolano Adão Pinto che ricorda le guerre fratricide che hanno devastato il suo paese, costituenti un terreno comune per la condivisione del valore della memoria, all’ucraino Serhiy Pohorel'tsev, che menziona le oltre 100.000 vittime del massacro di Babi Yar, 34.000 dei quali di fede ebraica, al console jamaicano Geneive Brown Metzger, che sottolinea l’attualità di commemorazioni come questa in un momento storico ancora segnato da guerre e conflitti sanabili solamente attraverso il dialogo e la consapevolezza delle atrocità del passato.